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Instagram nuovo Re dei social media?

Eventi, Generale, Reputazione, Trend & Insight

Numerosi sono i dati che attestano la crescita di Instagram all’interno della compagine dei social network: secondo Wired solo in Italia Instagram ha registrato nel 2018 una crescita del 36% rispetto all’anno precedente, arrivando a contare più...

Numerosi sono i dati che attestano la crescita di Instagram all’interno della compagine dei social network: secondo Wired solo in Italia Instagram ha registrato nel 2018 una crescita del 36% rispetto all’anno precedente, arrivando a contare più di 19 milioni di utenti e aumentando di conseguenza il suo potenziale commerciale ad uso specialmente di professionisti del marketing e della comunicazione.

Quando è nato Facebook, nel 2004, non ci si aspettava che avrebbe subito una concorrenza pressante da parte di un altro social media. In dieci anni il social network partorito dalla mente di Mark Zuckerberg è stato il principale catalizzatore di contenuti da parte di persone, influencer, aziende e molte altre realtà che volevano mostrare e condividere le proprie attività, allacciare rapporti e conversare con interlocutori in ogni parte del mondo.

Eppure le cose sono cambiate.
Dal 2015 i post su Facebook hanno visto la loro popolarità calare drasticamente: sempre più persone e brand hanno spostato le proprie attività social su Instagram. Da un’analisi USA è emerso che, nonostante il recente scivolone dell’Horizontal Feed, rispetto agli anni precedenti i post Instagram hanno registrato più del doppio di interazioni rispetto a Facebook e quasi dieci volte di più rispetto a Twitter, diventato oggi sempre più settoriale.

La stessa tendenza ha riguardato anche i contenuti relativi a eventi di rilevanza nazionale ed internazionale. Su questa scia positiva si sta muovendo, proprio in questo mese, la campagna di comunicazione relativa al Superbowl, evento più atteso, guardato e condiviso dagli americani. Il vantaggio offerto dal social delle immagini si riassume, in sostanza, nella capacità di generare un maggior engagement a fronte di un minor numero di contenuti pubblicati, e nella sua predisposizione, anche per format – quasi completamente visual – ad avere un forte impatto sui giovani millennials e su quelli della ancor più recente generazione Z.

Investire in campagne Instagram sembra possa essere una mossa vincente per quei brand che puntano all’espansione della reach e ad instaurare una più profonda connessione emotiva con il consumatore che, anche grazie al nuovo tool di shopping visibile nelle Instagram Stories, è in grado di ottenere più dettagli su prodotti e acquistare accedendo direttamente dal social ai siti di riferimento. In questo senso la scelta di influencer, pubblicitari e responsabili di marketing, risulta essere giustificata: al minimo sforzo corrispondono un maggior traffico e la sicurezza di aver accesso ad un target estremamente ampio.

Stando all’opinione del pubblico, sia generico sia professionistico del settore della comunicazione e del marketing, è grazie all’immediatezza e alla facilità di lettura dei suoi contenuti che Instagram si è guadagnato il diritto di candidarsi al titolo di nuovo re dei social, sempre e comunque circondato da competitors che difficilmente si arrenderanno al concedergli questo primato.

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Le nuove regole dell’engagement

Lions Health 2018: Edelman Italia nel cuore della "Life-Changing Creativity"

Eventi, Generale, Intellectual Property

“Life-changing creativity”. Un’espressione in apparenza semplice, ma che racchiude i tanti, diversi contenuti emersi durante i Cannes Lions Health 2018 (18-19 giugno), i due giorni dedicati alla comunicazione in ambito salute che si svolgono durante...

Life-changing creativity. Un’espressione in apparenza semplice, ma che racchiude i tanti, diversi contenuti emersi durante i Cannes Lions Health 2018 (18-19 giugno), i due giorni dedicati alla comunicazione in ambito salute che si svolgono durante l’International Festival of Creativity, e ai quali ha preso parte anche Edelman Italia.

Protagonisti assoluti i progetti “health” più creativi dell’ultimo anno e i trend del settore, con i rappresentanti di aziende e di agenzie che hanno fatto il punto della situazione sulla comunicazione in ambito salute.

 

“Life-changing creativity”: uno sguardo dalla giuria

Dalle malattie infantili, alla salute mentale, passando per questioni di natura più sociale come la parità di genere: i progetti candidati in questa edizione dei Cannes Lions Health hanno affrontato temi molto diversi tra loro ma, nonostante la grande varietà tematica, sono emersi alcuni trend.

  • Un aiuto ai più piccoli. I bambini sono stati tra i protagonisti principali dei progetti candidati. Numerose campagne hanno ideato vari strumenti– dai cartoni animati della Imaginary Friend Society al libro illustrato di Zac’s Play Day – per aiutare i bambini a comprendere e ad affrontare nel modo migliore la propria malattia.
  • Donne alla ribalta. Sulla scia del #MeToo e dei movimenti per la parità di genere, quest’anno molti progetti candidati avevano al centro questioni legate al mondo femminile, come il tema delle spose bambine in Libano o la scarsa prevenzione del tumore al seno in India. Argomenti e strumenti molto diversi tra loro tenuti insieme da un unico fil rouge: il benessere delle donne.
  • Una voce nella società. A Cannes la comunicazione ha rivendicato la propria capacità di agire concretamente nella società, prendendo posizioni forti nei confronti di temi di attualità come il bullismo. Un esempio è Tiny Doll, una campagna adv, vincitrice di un Gold Lion nella categoria “Pharma & Wellness”, con cui Kleenex ha affrontato il tema del bullismo attraverso la storia vera di una campioness thailandese di arti marziali, scegliendo di mettere in secondo piano il brand.
  • Vogliamo i risultati! Per emergere a Cannes la creatività è fondamentale, ma anche i numeri contano. I progetti arrivati in shortlist o che si sono portati a casa un Lion vantano infatti risultati solidi e misurabili. Un esempio è “TV Doctors of America, Season 2”: una campagna che ha permesso all’organizzazione sanitaria che l’ha promossa di registrare un aumento del 18% nel numero di visite annuali alle proprie strutture.

 

“Life-changing creativity”: un’occasione per costruire il futuro

Empatia, autenticità e trasparenza per combattere la sfiducia: in un mondo all’insegna dei continui cambiamenti e delle fake news, e con la fiducia nel settore della salute che continua a diminuire anno dopo anno (- 2% dal 2017 al 2018)[1], riconquistare credibilità nei confronti della pubblica opinione è una delle sfida principali per l’industria del benessere.

Non stupisce quindi che diverse grandi aziende, tra cui Jonhson & Johnson, GSK Consumer Health e Merck Consumer Health abbiano scelto il palcoscenico dei Lions Health per condividere la propria nuova strategia di brand repositioning capace di rispondere alle sfide attuali del settoreApprocci diversi, ma con un minimo comune denominatore: la volontà di comprendere i reali bisogni e le emozioni dei propri consumatori, per riconquistare la loro fiducia e per dar vita a relazioni profonde, emotive ed autentiche.

E, alla fine, il vincitore.Corazon – Give your heart”, una campagna del Centro Ospedaliero Montefiore (New York) a favore della donazione di organi, si è portato a casa il Grand Prix “Health & Wellness”. Mentre, per il secondo anno consecutivo, i Giudici non hanno decretato un progetto vincitore per la categoria “Pharma”: la motivazione addotta è che nessun progetto nel 2017 è riuscito a concretizzare lo spirito della “life-changing creativity”.

Cosa è mancato? Lions Health è alla ricerca di progetti che “mostrino quale sarà il futuro della comunicazione e del marketing in ambito farmaceutico”, progetti che abbiano il coraggio di osare: “Abbiamo visto molta sofferenza in slow-motion e bianco e nero…date una chance all’umorismo”.

 

Tutti i progetti vincitori nella categoria “Health & Wellness”.

Tutti i progetti vincitori nella categoria “Pharma”.

 

 

[1] Trust in Health. Edelman Trust Barometer 2018

Le 5 conclusioni sul World Economic Forum di Davos 2018

Eventi, Generale
World Economic Forum 2018

World Economic Forum 2018 - I temi Il tema di quest’anno Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato è un chiaro riferimento alle tensioni in ambito politico ed economico che il mondo sta attraversando. Ecco...

World Economic Forum 2018 – I temi

Il tema di quest’anno Creare un futuro condiviso in un mondo frammentato è un chiaro riferimento alle tensioni in ambito politico ed economico che il mondo sta attraversando.
Ecco le cinque riflessioni conclusive della collega Gina Maffucci, Senior Account Executive at Edelman, sul World Economic Forum 2018.

 

“Dati” è molto più di un trending topic.

I leader riconoscono quando i dati sono utili e forniscono riscontri quantificabili atti a delineare una strategia, misurare l’impatto e suggerire le correzioni in corso d’opera, se necessario.
I dati, inoltre, rendono possibile la trasparenza.
Per comprendere i risultati non è necessario sprofondare in essi. Un’informazione che si ricava da un piccolo aneddoto o da notizia riconosciuta rivestono un’importanza eguale. I dati – proteggerli, massimizzarli ed espandere la loro capacità – è stato un grande topic al Centro Congressi e in tutte le sedi lungo la Promenade (la strada principale che circonda Davos).
Il CEO di Microsoft* Satya Nadella, per esempio, ha focalizzato l’attenzione sul fatto che “ il mondo sta esaurendo la sua computing capacity.

 

I leader del mondo degli affari devono agire per costruire un modello di business che abbia un impatto sociale positivo

Approssimativamente due terzi degli intervistati per l’Edelman Trust Barometer 2018 hanno affermato che vorrebbero vedere i CEO prendere le redini della politica per guidare un cambiamento invece di attendere le mosse del governo.
Lanciato all’inizio della settimana di Davos, il Barometer ha rilevato che ora costruire la fiducia è la priorità numero uno per i CEO, più importante di fornire prodotti e servizi di alta qualità.
Questo significa che adesso i leader del business devono essere responsabili di sviluppare un insieme di valori corporate che non si focalizzi unicamente sui risultati, ma che tenga anche in considerazione la società nella sua completezza.
La leadership responsabile va oltre il business. Questa settimana, nel suo discorso, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha affermato che i leader devono sviluppare soluzioni multilaterali e collaborative.

 

L’inclusione è un requisito necessario di leadership in un mondo incerto.

Davos è un meeting che vede una partecipazione prevalentemente maschile e tutti ne sono pienamente consapevoli.
Quest’anno, il WEF ha stilato un elenco di presenze femminili, ma solo il 21% dei partecipanti erano donne. Quella delle ‘quote rosa’ è stata una questione molto discussa nella Promenade.
I CEO si sono trovati d’accordo nell’affermare che le aziende devono creare nuovi talenti, includendo tutti i diversi stadi della carriera.

 

Il ruolo dei mercati emergenti sta cambiando.

Cina, India, Indonesia, Emirati Arabi e Singapore sono in cima come livello di fiducia all’Edelman Trust Barometer di quest’anno.
L’atteggiamento positivo nei mercati emergenti
è in netto contrasto con la crisi di fiducia senza precedenti che sta attraversando gli Stati Uniti. Considerate le molte complicate relazioni transnazionali, l’evoluzione del business, dell’economia e della politica nei mercati emergenti non deve essere ignorata.: l’Arabia Saudita, per esempio, cerca di adeguare la sua economia per l’era post-petrolio, creando megalopoli e trasformandosi in un’economia di servizi.

 

I leader stanno lasciando Davos con un cauto ottimismo

Un anno fa, il World Economic Forum si era concluso con un atteggiamento positivo. Nel 2018, le prospettive sono persino più ottimistiche, specialmente tra i CEO di ogni regione del mondo.
Il Fondo Monetario Internazionale ha ammonito i leader di stare in guardia nei confronti del disinteresse generale, visto che ci sono questioni rilevanti da risolvere nell’ambito politico, economico e sociale in tutto il mondo.
L’incertezza è all’ordine del giorno e i leader devono rimanere vigili mentre il mondo corre a tutta velocità.

 

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Tradizione contro Innovazione. Come si comunica oggi?

Eventi
Open Talk IULM Capella Ferrazza Tarantino

"Si stava meglio quando si stava peggio? Tradizione fa rima con vecchio? Innovazione con nuovo? Quanto l'innovazione ha migliorato il nostro stile di vita o lo ha peggiorato? Comunicazione tradizionale contro comunicazione innovativa." Questa l’idea...

“Si stava meglio quando si stava peggio? Tradizione fa rima con vecchio? Innovazione con nuovo? Quanto l’innovazione ha migliorato il nostro stile di vita o lo ha peggiorato? Comunicazione tradizionale contro comunicazione innovativa.” Questa l’idea che muove il terzo appuntamento con il format Open Talks ALIULM, organizzato dall’università IULM a Milano per raccontare l’innovazione in svariati ambiti del business. Anna Capella, Deputy General Manager di Edelman Italia è stata invitata da IULM per presentare il punto di vista del comunicatore negli anni, confrontandosi con Federico Ferrazza, Direttore di Wired Italia e Massimiliano Tarantino, CCO del gruppo Feltrinelli e Segretario Generale della Fondazione Feltrinelli. Questo è un estratto del suo intervento.

Passato contro Presente. Negli anni ’80 lo scenario per chi faceva comunicazione era sicuramente più semplice, mentre erano più complessi gli strumenti a nostra disposizione. Le agenzie di pubblicità facevano le campagne stampa e televisive, le agenzie di promozioni le promozioni, i centri media acquistavano gli spazi. Le attività di comunicazione “non pubblicitarie” – quelle in capo alle agenzie di relazioni pubbliche –  riguardavano in particolare le relazioni con i giornalisti, fatte prevalentemente di comunicati stampa e di publicity, di product marketing, i grandi eventi e i roadshow. Il potere dell’influenza e l’autorità erano in mano a pochi, il flusso di comunicazione avveniva dall’alto verso il basso.

Parliamo di oggi. Il mondo è cambiato, e in particolare si è evoluto secondo delle direttrici precise. Innanzitutto l’asse di comunicazione predominante da verticale è diventata orizzontale, da top-down a peer-to-peer; l’esperienza diretta e personale è vincente, la maggiore fiducia è riposta nelle persone “come noi”, così come la fonte più popolare sui social media sono gli amici e i familiari, due volte più affidabili dei CEO o degli esponenti dei Governi.

L’esplosione dei canali di informazione e la “democratizzazione” digitale hanno portato alla nascita di nuove sfere di influenze. Lo scenario è molto complesso: il mondo di oggi è interconnesso,  le conversazioni possono avvenire in ogni momento, ovunque e chiunque abbia una propria idea e un proprio punto di vista può partecipare offrendo il proprio contenuto. In questo mondo, sempre più, le aziende sentono la necessità di giocare un ruolo diverso nell’ecosistema della comunicazione, trasformandosi in media company. Non a caso, molti brand in vari settori approfittano con successo di eventi come la Milano Design Week o il nuovo Milan Food City, ideale prolungamento di Expo  – per citarne un paio – per creare e raccontarare le loro storie, per coinvolgere il pubblico e far sì che contribuisca ad un racconto che parla di innovazione, tecnologia, sfide del pianeta.

Anche le social media platform – Facebook, Google, Amazon, wordpress.com – così come emerso dall’ultimo Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia di cui erano sponsor – si sono evolute e hanno assunto un ruolo sempre crescente nel panorama editoriale. Lo scenario in cui ci troviamo ad operare è in continuo cambiamento, fra competitor che reinventano il modello di business, nuove modalità di lavoro e un diverso approccio attraverso il quale gli individui si relazionano fra di loro e con le organizzazioni. Vi è una minor differenziazione fra i ruoli delle agenzie: creatività, planning, paid media, ricerche e insight, misurazione sono servizi che buona parte delle agenzie di comunicazione oggi offrono. Non solo. Proprio alcuni di questi servizi svolgono un ruolo chiave per sviluppare una strategia di comunicazione efficace per i clienti. Che oggi non comprano le idee, ma spesso comprano il percorso e il processo mentale che hanno portato alla creazione dell’idea.

I comunicatori – siano essi interni o esterni all’azienda – devono essere capaci di cogliere gli stimoli esterni e divulgarli all’interno dell’azienda (e viceversa), ma anche di saper individuare e creare contenuti significativi e interessanti, che meritino l’attenzione di chi ci legge e il tempo che ci viene dedicato. Oggi più che mai, il consumatore è attento ed esigente: vuole essere coinvolto nella comunicazione con l’azienda, vuole poter dire quello che pensa e trovare risposte alle sue domande, attraverso un patto di fiducia che non è negoziabile in nessun modo, se non con la trasparenza e che non può essere tradito. Oggi accade spesso che il consumatore decida di acquistare o meno un prodotto se la considera responsabile, etica, trasparente. Un altro effetto della disintermediazione è la nascita di figre come i blogger (prima) e i social influencer (successivamente), in grado di intercettare e raggiungere direttamente le persone attraverso un’attività editoriale personalizzata sui loro canali e contenuti che arriveranno ai loro follower in una sorta di estensione della comunicazione stessa del brand. Per una comunicazione davvero efficace, comunicatori e influencer devono lavorare insieme stabilendo una continua relazione di storytelling collaborativo, dove il ruolo di entrambi è chiave nel creare awareness.

Un’altra conseguenza della disintermediazione è che oggi chiunque può condividere le proprie idee e le proprie esperienze. Questo può portare da un lato a episodi come quello dei giorni scorsi in cui durante un concerto a Verona davanti a dodicimila persone e trasmesso live su RTL, Fedez ha fatto la sua proposta di matrimonio sulle rime di una canzone … dall’altro a volte all’insorgere di informazioni “spannometriche”, la cui forza non risiede nei fondamenti dei loro contenuti, ma nella condivisione collettiva e dove la verifica della veridicità – il doveroso fact checking –  viene sostituita dal potere della credenza.

Così è cambiato lo scenario nel quale il comunicatore si muove oggi e di conseguenza come lo è la nostra professione. È impossibile dire se fosse meglio prima oppure adesso, è semplicemente diverso, ma ogni giorno ugualmente stimolante e sfidante. Non penso che la parola “tradizione” sia per forza sinonimo di vecchio e da considerare con un’accezione negativa. Credo piuttosto che debba essere intesa come trasmissione, attraverso il tempo, di un patrimonio di cultura, di un bagaglio di valori, di modelli sui quali far leva nella tensione verso risultati o benefici maggiori, migliori caratteristiche, verso tutto quanto è stato possibile introdurre con o dall’innovazione, ma sempre e comunque in capo a quanto fatto finora.

Esperienza e condivisione: #quellocheciunisce al Forum della Comunicazione 2016

Eventi

“Cambia la società, l’economia, la cultura. Cambiano i valori, le opportunità, gli stili di vita. Lo spazio supera i confini territoriali, aprendosi a infinite connessioni digitali. L’accesso vince il possesso, l’innovazione supera la tradizione. Quello...

“Cambia la società, l’economia, la cultura. Cambiano i valori, le opportunità, gli stili di vita. Lo spazio supera i confini territoriali, aprendosi a infinite connessioni digitali. L’accesso vince il possesso, l’innovazione supera la tradizione. Quello che ci unisce è il nostro valore.” Si legge nel manifesto che riassume quelli che sono i temi principali della nona edizione del Forum della Comunicazione. Una visione assolutamente in linea con quella di Edelman rispetto ai tempi e alle modalità di comunicazione d’impresa. Quella di quest’anno, tenutasi il 9 giugno a Palazzo Lombardia a Milano, è stata un’edizione all’insegna della condivisione di esperienze e tecnologie e ha accolto innumerevoli ospiti importanti e soprattutto molte idee sulla comunicazione d’impresa di domani. Un’autentica occasione di confronto, con venti sessioni di lavoro e più di cento speaker coinvolti, che fa ben sperare in una ventata di innovazione e di buone pratiche positive all’interno delle aziende del nostro paese.
L’hashtag #quellocheciunisce, diventato trending topic della giornata su twitter, è stato lanciato durante il primo panel omonimo, moderato da Alessandro Rimassa, storyteller e direttore di TAG innovation school. Le esperienze sono comuni, come anche valori, ideali, economia, cultura, brand, linguaggi, ma solo grazie al digitale essi possono essere condivisi, come hanno sottolineato i relatori intervenuti nel panel di apertura.

Il primo talk show della mattina è stata dedicata interamente alla relazione di fiducia che le aziende devono instaurare con i propri stakeholder attraverso la comunicazione: sono stati presentati importanti case history da aziende come ING Direct, American Express, Costa Crociere, Johnson & Johnson, Sisal e Pirelli. Michèle Favorite, la moderatrice dalla John Cabot University, nel suo discorso introduttivo ha illustrato delle lezioni importanti. La prima, viene da Warren Buffet: “Ci vogliono 20 anni per costruire una reputazione ma bastano 5 minuti per rovinarla”, anzi, basta qualche secondo sui social network. Lo stakeholder è coinvolto, frammentato, informato ed esigente: vuole conoscere il perché di un marchio. Più ci si apre più si ha successo, ma al tempo stesso si è più vulnerabili e quando si inizia non si torna più indietro. Innanzitutto, una mossa vincente può essere mettere in discussione il CEO per fare brand reputation. La sua reputazione pesa per il 44% su quella dell’azienda. Mostrarsi in maniera innovativa su più piattaforme aiuta ad avvicinare gli stakeholder: un esempio arriva da Richard Branson (fondatore di Virgin), che non parla mai dell’azienda, ma parla di sé. Un’idea che era già stata espressa da Edelman all’interno del Trust Barometer, nella sezione “Trust and the CEO”, che parla degli elementi che costruiscono la fiducia nei CEO: tra i più accreditati si leggono i valori personali, gli ostacoli che hanno superato, la loro storia di successo e solo in parte la loro formazione e ciò che li ha formati.

Trust2016-CEO

Storytelling, engagement e decision making sono quindi le parole d’ordine per una comunicazione efficace e trustworthy. “Ciò che è avvenuto in questi ultimi anni, ad esempio, sul tema della diffusione delle informazioni e la conseguente sicurezza percepita, ha cambiato i paradigmi della comunicazione” afferma Fabrizio Cataldi, founder & chairman di Comunicazione Italiana. “L’effetto principale è la rinnovata centralità del tema della fiducia: non ci può essere comunicazione senza questo valore, che è alla base delle strategie aziendali e di marca”. A proposito della condivisione di tecnologie, un importante workshop è stato dedicato alla sharing economy: non solo condivisione di mezzi di trasporto, appartamenti per le vacanze o ebook. Esistono innumerevoli servizi tecnologici che si servono di questo approccio per il loro business core, come ad esempio il cloud o i servizi di firma digitale. Il Technology deck del Trust dedica una parte importante alla Sharing Economy e sottolinea quali settori generino più fiducia nella popolazione: trasporti e piattaforme di task sharing sopra tutte.

Trust2016-sharing

Il 2016 sarà l’anno della sharing economy? Sicuramente sì, ma forse non in Italia: il gap tecnologico è ancora troppo grande (si pensi alla banda larga per Internet, di cui siamo fanalini di coda in Europa) e le istituzioni devono ancora fare molto per colmarlo. Anche qui però la parola d’ordine è una sola: fiducia, sia per chi mette a disposizione i propri asset sia per chi ne vuole usufruire.

Il tempo è la risorsa migliore per l'innovazione al Wired Next Festival 2016

Eventi

Il Wired Next Festival, l’evento dedicato all’innovazione e alla comunicazione digitale, è giunto alla sua quarta edizione, che si è tenuta dal 27 al 29 maggio a Milano, e che si replicherà per la prima...

Il Wired Next Festival, l’evento dedicato all’innovazione e alla comunicazione digitale, è giunto alla sua quarta edizione, che si è tenuta dal 27 al 29 maggio a Milano, e che si replicherà per la prima volta il 17 e 18 settembre a Firenze. Un’occasione ricca di appuntamenti importanti con relatori internazionali, che quest’anno ha attirato più di 128mila partecipanti, che sono accorsi alle conferenze e agli stand presso i Giardini Indro Montanelli. Tra gli ospiti si sono alternati esperti di comunicazione e dell’innovazione del panorama internazionale: Julian Assange, Alexandra Elbakyan, fondatrice di Sci-Hub, Adam Leibsohn, COO di Giphy, Lawrence Lessig, giurista statunitense e fondatore di Creative Commons, oltre a ospiti locali come Ferruccio de Bortoli. Il “Luna park dell’innovazione”, per usare la definizione di Luca Ferrazza, il direttore del magazine Wired, è stato però anche un grande evento digitale: oltre 600mila sono stati gli utenti che hanno seguito il festival sul sito e sulla pagina Facebook di Wired Italia, con 500mila views tra lo streaming sul sito e per la prima volta attraverso Facebook Live. L’apertura del festival è stata affidata a Massimo Temporelli, fondatore di The Fab Lab, fisico e conduttore televisivo. Il tempo è stato il filo rosso di questa edizione del festival e Temporelli ha spiegato la relazione tra tempo e innovazione attraverso una timeline, per illustrare i grandi innovatori della scienza, da Isaac Newton a Charles Darwin fino a Steve Jobs e Bill Gates. Che cosa avevano in comune? Il fatto che le loro idee rivoluzionarie furono elaborate durante i loro vent’anni (con una media di 25 anni): chi fa innovazione, dunque, sono i giovani. Non è l’esperienza che fa la differenza, ma la capacità di pensare in maniera originale, prerogativa delle nuove generazioni.

Il Wired Next Fest 2016 è stato realizzato in collaborazione con Audi e con i main partner BNL Gruppo BNP Paribas, Enel, Sky e Vodafone. Una delle tendenze più importanti rilevate durante la manifestazione riguarda il mondo dell’innovazione digital sia per la finanza che per l’health: Oval Money e Zebra medical Vision sono due servizi pensati proprio per migliorare la fruizione dei consumatori.

Mobile-Only Economy Conference: l’esempio di Oval Money

Durante lo stesso festival e sugli stessi palchi si è tenuta la Mobile-Only Economy Conference, conferenza pensata per riconoscere la nascente economia che passa dalle app e che sta crescendo con il sempre più alto numero di utenti che accedono a internet solo attraverso lo smartphone. Questo si traduce in una nuova generazione di financial services, che nascono come startup e sviluppano il proprio servizio come app, come l’italianissima Oval Money, presentata in anteprima sul palco del WNF da Benedetta Arese Lucini, ex General Manager di Uber. Oval Money, che verrà lanciata a giugno a Londra, vuole reinventare la banca digitale attraverso un sistema più trasparente per permettere prestiti e risparmi accessibili a tutti, partendo dal presupposto che il mondo delle banche attualmente esclude un gran numero di persone. L’app nasce per rispondere a questa esigenza e ripensare il rapporto delle persone con le proprie finanze e che aiuta a creare comportamenti finanziari che rendono le persone più affidabili. Gli utenti poi possono chiedere dei piccoli prestiti peer-to-peer ad altri utenti Oval Money per emergenze, donazioni, regali o altre necessità e restituire la somma con micropagamenti giornalieri.

 

Zebra Medical Vision, piattaforma health che migliora la sanità

Eyal Gura, israeliano, è cofondatore e CEO di Zebra Medical Vision, piattaforma creata per aiutare i pazienti, i medici e gli operatori sanitari a ricevere e fornire cure migliori e più veloci attraverso l’aiuto dei Big Data. La startup, nata nell’ambito dell’Israeli Ecosystem, una sorta di Silicon Valley isrealiana, ha creato la più grande piattaforma aperta per la ricerca clinica a livello globale, dando accesso a milioni di cartelle cliniche anonime indicizzate, con l’obiettivo di accelerare la ricerca scientifica. Ciò permette di accorciare i cicli di sviluppo, promuove la collaborazione e accresce la velocità di innovazione. A rendere la piattaforma uno strumento ancora più innovativo, è lo sviluppo dell’Analytic Platform, che crea algoritmi automatizzati e uno strumento di supporto per la comprensione clinica in un modello SaaS. La rete di partner si avvale di oltre 1.100 ospedali e fornitori, che permette di fare la differenza nella ricerca e di arrivare a influenzare il sistema sanitario.

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